E se dopo anni a parlare di banda larga e larghissima alla fine fosse la banda stretta a cambiarci la vita?
NB-IoT è una sigla che sta per “narrowband” e “Internet of Things”. Banda stretta e Internet delle cose. Un passaggio importante per creare la società connessa, in cui tutti gli oggetti dialogheranno tra loro e con noi, ma anche verso il 5G, le reti mobili di quinta generazione. Sia Tim che Vodafone hanno appena fatto i loro annunci sull’NB-IoT: entrambi gli operatori hanno i tecnici al lavoro sul territorio e sono pronti a offrire i servizi per la banda stretta. Perché il narrowband, pur portando pochi dati, è importante quanto il broadband? Come spiega Enrico Bagnasco, responsabile Innovation di Tim, “mentre le reti 4G e 4.5G sono arrivate già a 970 Megabit al secondo, con il narrowband parliamo di piccole quantità di dati, 30/60 Kilobit al secondo (30 mila volte più lento del 4G, ndr). In questo caso ci si rivolge a un mercato che non ha bisogno di molta banda. Oggetti connessi dell’Internet delle cose, sensori che misurano umidità dell’aria o del terreno oppure vibrazioni. E soprattutto il metering, i contatori intelligenti per gas e acqua delle utility”.

Per questi usi serve trasmettere pochi dati e neanche in modo continuativo. Rispetto alle reti attuali che si appoggiano alle sim Gsm, NB-IoT ha due grandi vantaggi. Il primo è che, a parità di dispiegamento di rete, offre una copertura molto più estesa del territorio e anche in aree dove il segnale cellulare fatica ad arrivare: il sottosuolo, le cantine dove stanno i contatori, i cavidotti. Il secondo vantaggio è la durata della batteria, che grazie al basso consumo della rete, arriva fino a 10 anni.

“Tra gli altri settori in cui il narrowband sarà utilizzato – afferma Manlio Costantino, direttore Enterprise di Vodafone Italia – c’è quello agricolo, con sensori sul territorio. Oppure, in campo urbano, lo smart parking, con parcheggi connessi che segnalano ai nostri smartphone se c’è posto oppure no”. Il NB-IoT è un passo verso il 5G ma viene attivato già ora sulle attuali reti 4G, aggiunge Costantino: “Si tratta investimenti più software che hardware, non c’è da installare nuovi pali o infrastrutture. Lavora su frequenze già licenziate, non su quelle che il governo metterà all’asta per il 5G. Che cosa succederà con le reti di quinta generazione? Avremo anche la riduzione della latenza, ovvero del tempo di risposta fino a 1 millisecondo, che abiliterà soluzioni quali veicoli a guida assistita o medicina a distanza”.

È facile capire allora perché il narrowband, pur rivolgendosi a clienti business o alla pubblica amministrazione, avrà un impatto su tutti: contatori del gas con lettura in remoto (che ci evitano pesanti conguagli in bolletta), parcheggi che segnalano l’assenza o la disponibilità di posti, cassonetti intelligenti che rendono più economica la raccolta rifiuti. Proprio i sindaci sono tra i soggetti più interessati al NB-IoT, ci confermano entrambi gli operatori. “Abbiamo molti contatti dalle pubbliche amministrazioni – ci spiega Costantino di Vodafone -. Vedono nell’innovazione tecnologica una possibilità di ottimizzare i servizi e di erogarli in modo migliore. Con ricadute su settori quali la mobilità, la pubblica sicurezza, la gestione di rifiuti. Ci sono progetti già in fase avanzata, i primi li vedremo entro fine anno”. E Bagnasco di Tim aggiunge: “Stiamo lavorando molto con Torino, che sarà la nostra prima città prima città 5G ma per le applicazioni di tipo Smart City anche con Firenze, Livorno e altri comuni. La PA inizia ad avere una buona sensibilità anche perché ci sono ottimi esempi all’estero in città che hanno puntato sulla smart city, come Barcellona”.

Vodafone, che a oggi è leader nelle sim IoT (48,5% del mercato, contro il 42,1% di Tim, dati AgCom), ha annunciato investimenti su NB-IoT per 10 milioni di euro, oltre all’apertura di un laboratorio a Milano dedicato al tema. Tim, che ha nell’IoT Open Lab di Torino il cuore della ricerca, da parte sua dichiara che gli investimenti rientrano negli 11 miliardi del piano industriale 2017/19, 5 dei quali per le nuove reti: a fine ottobre è pronta a offrire il servizio commerciale in 5.000 comuni, con il 75% della rete Tim 4G già compatibile con NB-IoT.

Articolo di Paolo Ottolina – 25 ottobre 2017
Fonte: Corriere della Sera